LA RAPPRESENTAZIONE DEL NON VISIBILE NELLA POETICA CUBISTA
Di Mariarosaria Salerno
Ardua impresa far comprendere in modo chiaro e sintetico la poetica cubista nella sua essenza più primitiva, quella dell’idea geniale, che portò Picasso a proporre un nuovo modo di rappresentare la realtà, cambiando radicalmente lo status dell‘opera d‘arte, secondo il quale il quadro cessa di essere rappresentazione, ma è realtà esistente (Argan).
Fare cubismo vuol dire rappresentare l’oggetto in tutta la sua interezza, anche le parti non visibili dalla prospettiva ottica, ma che comunque la mente conosce, perché fruite in momenti precedenti.
La rappresentazione cubista, pertanto annulla lo spazio prospetticamente visibile ed anche il tempo, a favore di una rappresentazione completa, totalitaria, universale, che considera simultaneamente l’oggetto da tutti i lati esterni ed anche dall’interno, sezionandolo ed impadronendosi della struttura intima.
Per ottenere questa visione simultanea, presa da più punti di vista, basta proiettare le parti dell’oggetto da rappresentare, non visibili all’occhio umano, sulle superfici visibili, tramite semplici proiezioni ortogonali, operando spesso accostamenti o sovrapposizioni, che inevitabilmente deformano la struttura originaria per come noi la conosciamo.
Nel momento in cui l’artista crea un’opera cubista, non si lascia guidare dalla visione oculare dell’occhio fisico, che in quel momento ha una visione parziale dell’oggetto, ma dall’occhio della mente, che in precedenti esperienze ha conosciuto tutto l’oggetto e ne ha immagazzinato l’essenza nella sua totalità.
Le contraddizioni, se ve ne sono, tra visibile e non visibile vengono risolte dialetticamente.
Di conseguenza avremo vari tipi di cubismo, a seconda di come l’artista proietta il non visibile sul visibile: se assembla le varie parti dell’oggetto in modo esemplificato avremo il cubismo analitico, se invece opera delle sovrapposizioni il cubismo sarà di tipo sintetico, se poi applicherà regole rigorose saremo nel cubismo scientifico, ma sicuramente il massimo della poetica del non visibile, la riscontriamo con il cubismo orfico.
In questo caso siamo nel mondo della fantasia, del non reale, del concreto mentale, perché solo a livello di mente e di sensi esiste quella realtà, che non è realtà onirica, cioè fruibile solo con i sogni, come per i surrealisti, bensì realtà orfica, immaginaria, costruita nei meandri della mente, sul gioco disinteressato del pensiero.
Pertanto la rappresentazione del non visibile nella poetica cubista si esprime attraverso stadi evolutivi: lo spazio non è nulla di incerto, di illusorio o di allusivo, come afferma Argan, vi sono dimensioni certe, che sono l’altezza e la larghezza, esprimibili con l’orizzontale e il verticale, solo la terza dimensione è allusiva, ed apre le vie alle reazioni emotive, all’intervento dell’immaginazione, della memoria del sentimento.
La realtà orfica quindi non deve essere fruita solo a livello fisico, per essere compresa, deve essere emozionalmente sentita a livello sensibile, perché vi sono percorsi di collegamento tra il giardino delle meraviglie mentali e lo spazio costruito artificialmente, espressi con un clima di magia e di mistero, che non si può certo paragonare al gusto manierista, ma che affonda l’essenza nell’armonia ancestrale della natura.
Spesso nelle mostre ascolto commenti del tipo: ma questi artisti cubisti creano opere deformate, strabiche, che mente hanno? Devono essere tutti pazzi!
In fondo, tutti i geni sono pazzi, ma non tutti i pazzi sono geni, bisogna avere la capacità di riconoscerli e di comprenderli.
Dei pazzi pazzi possiamo fare a meno, ma i pazzi geni sono coloro i quali hanno la capacità di portarti all’inferno, di farti visitare virtualmente il purgatorio o il paradiso, come Dante Alighieri, oppure di provare a farti volare come Leonardo, o di portarti in giro per l’Universo come Yuri Gagarin.
L’artista cubista ha la capacità di condurti all’estremità dell’Universo, di farti viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, perché nel giro di pochi secondi, con la sua mente, si trova in altre galassie ed pronto, con la sua arte, a farti assaporare e fruire la nuova realtà, una realtà superiore, nata dalla ricerca di dimensioni superiori, espressione di equilibrio formale e di armonia interiore.
L’artista cubista viaggia virtualmente nello spazio, il più libero, il più infinito e sconfinato, e nel tempo, perché in realtà vive fuori dal tempo.
E’ colui che vive più vicino a Dio e che tende ad imitarlo nella creazione delle sue opere.
Dio è l’entità suprema, che plasmando della creta a immagine umana, alitando sopra , infuse la vita, che si espresse simultaneamente con il battito del cuore, con l’attività della mente e dell’anima.
Quando l’artista cubista utilizza l’attività mentale, per muoversi virtualmente nell’universo, utilizza la massima entità umana, quella che deriva direttamente dall’alito divino.
La mente ha la capacità di riempire il vuoto cosmico, creando realtà parallele, riesce a scomporre e ricomporre la natura molecolare, a frammentare l’atomo e riassemblarlo in aggregazioni diversificate, rendendo visibile l’invisibile e viceversa.
La mente, attraverso la fantasia e l’immaginazione, è capace di penetrare nei misteri più criptici dell’universo, di utilizzare le leggi della materia per la non materia, dove l’invisibile diviene realtà concreta, tangibile, fruibile, attraverso le opere d’arte.
E se come afferma l’archeologo francese Louis Renè Nougier il processo artistico è tale quando nella sua realizzazione persegue un piacere di natura estetica, espressa attraverso un codice condiviso, quindi leggibile dal fruitore, la tela diventa quasi lo specchio del sentimento, delle emozioni del creatore, il luogo rievocatore della coscienza umana, nel quale il caos diviene lucidità.
Questo percorso primordiale, dal fascino ancestrale e arcano tende ad una dimensione che abbraccia tutto l’universo, tutta la componente materica che tende all’infinito.
Chi utilizza questo percorso, di natura esoterica, è sicuramente un iniziato all’arte, intesa nella forma più pura, assoluta e universale.
L’artista che arriva a questo stadio, ha la capacità di appropriarsi della materia fusa allo stato incandescente, plasmandola in forme materiche; riesce ad isolare il brodo primordiale, rendendone fertile la procreazione delle opere d’arte; può sprigionare l‘incontenibile forza dei vulcani, sviscerando pensieri, emozioni e sentimenti.
Colui che viaggia con la propria mente visita non solo il mondo e l’universo, ma tutte le realtà parallele, perché le profondità abissali del pensiero umano celano atolli di incontenibile bellezza, anfratti di splendidi misteri, che si esprimono col dinamismo dell’intelligenza, con la partecipazione critica, con il delirio dell’interpretazione, doti che permettono di penetrare in dimensioni inusuali e di indagare nel mondo soprasensibile, dove la forte immaginazione e la potenza emotiva definiscono la realtà poetica.
Poetica che deriva direttamente dalle potenzialità mentali, dai voli intergalattici ai confini dello spazio, del tempo e dell’universo che riesce a compiere, condensando nel cips del proprio computer mentale l’infinito.
E allora ogni tanto smettiamola di guardare le cose che ci circondano con gli occhi del corpo, ma proviamo a guardare con gli occhi della mente, del cuore, dei sensi, dell’anima per scoprire il visibile ed anche l’invisibile.
LA CHIESA, PRINCIPALE COMMITTENTE ARTISTICO
Di Mariarosaria Salerno
Con l’avvento della religione Cristiana,che ebbe una espansione e una diffusione capillare da diventare, in seguito al Concilio di Nicea del 325, religione dell’Impero Romano e successivamente nel 380, unica religione ammessa nello Stato, si rese necessario adattare l’arte alle esigenze del nuovo credo, con la realizzazione di una vasta tipologia di edifici e rappresentazioni figurative.
La costruzione delle prime basiliche, nate inizialmente dall’adattamento della basilica Romana,esprimevano appieno la finalità e la funzionalità dei riti Cristiani, che dovevano avvenire al chiuso, in raccoglimento.
La pianta longitudinale, divisa in tre o cinque navate, indirizzava l’attenzione dei fedeli verso un unico punto focale, l’abside, dove era posto l’altare.
Le prime basiliche erano precedute dal quadriportico, dove venivano istruiti i catecumeni, confessati i penitenti e battezzati i neofiti.
Successivamente, questo spazio scomparve, e furono costruiti i battisteri con schema a pianta circolare (ottagonale, decagonale, ecc.).
Da allora la Chiesa divenne il primo, incontrastato e indiscusso committente artistico, facendo costruire una infinita varietà di tipologie architettoniche ed incentivando l’abbellimento delle stesse, con l’applicazione di una notevole varietà di tecniche artistiche, dai mosaici, agli affreschi, alla scultura.
Anche quando nel 568, l’Italia fu invasa dai Longobardi, una popolazione Germanica di stirpe Barbarica, che determinò la nascita del Sacro Romano Impero, la Chiesa continuò ad essere la principale committenza artistica, promuovendo non solo la costruzione di cattedrali, abbazie, monasteri, disseminati in tutta Europa, ma progettando le grandi architetture religiose del tempo.
Furono, infatti, degli abati o dei monaci i primi grandi architetti, autori dello stile romanico e dello stile gotico; e sempre ai monaci si devono, sia la realizzazione delle bellissime miniature medioevali, che il diffondersi della cultura, non solo religiosa, ma anche classica.
Il fenomeno costruttivo fu così imponente in tutta Europa, che Raul Glabre, un monaco e cronista medioevale scriveva nelle sue “ Storie dell’anno Mille”: “Pareva che la terra stessa, come scrollandosi e liberandosi della vecchiaia, si rivestisse tutta di un candido manto di chiese”.
Nel Rinascimento, con lo svilupparsi delle grandi Signorie e la conseguente azione del mecenatismo, la Chiesa non perse la capacità di incrementare la costruzione di edifici religiosi, né di determinare lo stile e l’arte con la realizzazione di belle e funzionali Chiese rinascimentali, abbellendole ed arricchendole con preziose statue e con splendidi, maestosi affreschi.
Appartengono a questo periodo gli affreschi della Cappella Sistina e delle stanze Vaticane.
Nel Seicento, il Papato, assieme alle grandi famiglie nobiliari, contribuì all’eccentrica evoluzione del Barocco,lasciando esempi di straordinario valore estetico, basti pensare alle chiese romane di sant’Ivo alla Sapienza, di San Carlo alle quattro fontane, di Sant’Andrea al Quirinale, oppure al duomo di Lecce o al particolarissimo barocco di Noto e Catania.
Ed è di questo secolo l’azione lungimirante del Papato, che si preoccupò della tutela dei beni artistici, cominciando ad emanare, per primo in tutto il mondo,una serie di disposizioni concernenti la tutela dei beni librari e lapidei, introducendo successivamente i fedecommessi( vincoli nelle proprietà private dello Stato Pontificio) e preoccupandosi del restauro artistico.
La Chiesa non è stata solo la promotrice e committente di imponenti architetture, di opere di scultura e di pittura , ma di tutte quelle altre forme artistiche connesse alla religione: opere lignee (Icone, Croci, pulpiti, ecc.) arredi, vetrate, mosaici, e splendide realizzazione orafe, come ostensori, calici, nonché la realizzazione di casule e dei vari paramenti liturgici.
L’azione della Chiesa continuò nel Settecento, con la realizzazione di splendidi esempi illuministi e neoclassici, fino a raggiungere la versatilità dell’ Ottocento e del Novecento, con esempi di rara bellezza, come la Chiesa Liberty della Sagrada Familia di Barcellona, progettata da Gaudì.
Ancora oggi, malgrado la grande produzione civile e privata, la Chiesa resta uno dei committenti piu’ autonomi e sensibili dell’architettura e dell’arte in genere.
LA CHIESA DI SANTA RUBA TRA STORIA E MISTERO
Di Mariarosaria Salerno
Nei pressi di Vibo Valentia, percorrendo la strada che porta a San Gregorio d’Ippona vi è una splendida chiesa bizantina, valido esempio di architettura brasiliana in Calabria, intitolata alla Madonna della Salute, chiamata ” Chiesa di Santa Ruba”.
L’impianto architettonico è tipicamente bizantino, con portale e finestre strombate, presenta un’abside centrale semicircolare, fiancheggiata da due piccole absidi cilindriche, ed è sormontato da una cupola poggiante su un tamburo cilindrico.
Un esempio sicuramente di valore architettonico, che ultimamente è stato restaurato ed è periodicamente fruibile per le funzioni religiose , le cui caratteristiche ricordano la Cattolica di Stilo o la chiesa di San Marco a Rossano.
All’interno sono presenti ricche decorazioni barocche a seguito di un rimaneggiamento intervenuto nel XVII da maestranze locali.
A questa chiesa sono connesse due storie molto interessanti.
Uso il termine storie, perché non si tratta di leggende in quanto sono avvalorate da fatti storici ben documentabili e rintracciabili, anche se avvolte nel mistero.
La prima riguarda il nome Santa Ruba, derivante dal termine dialettale “ruba”, la rupe dalla quale venivano gettati gli appestati, quasi moribondi, che poi miracolosamente si salvavano.
La Chiesa sorge infatti su un promontorio antistante una profonda rupe, luogo in cui vanivano raccolti gli appestati, che poi moribondi venivano gettati nel vallone sottostante; pare che moltissimi, malgrado le pessime condizioni di salute, miracolosamente sanavano, ed ecco perché la chiesa che sorge in quel luogo è stata intitolata alla Madonna della Salute.
La seconda storia è legata ad eventi ancor più documentabili storicamente.
Il manufatto architettonico fu fatto costruire nel X secolo da Ruggero il Normanno per espiare un suo peccato, confessato solo al fratello, l’allora papa Callisto II, che promise di consacrare la Chiesa.
Durante il viaggio del papa verso Monteleone (l’allora Vibo Valentia), Ruggero morì e la moglie Adelaide nascose l’evento al cognato per paura che questi non avrebbe più officiato il rito.
A cerimonia conclusa il papa, appresa la tragica notizia, sconvolto dal dolore e adirato con la cognata, la maledì, dicendo:<< lo stesso che ti ha suggerito l’inganno ti roderà il cervello>>.
Temendo la maledizione del papa, la contessa si fece costruire un sarcofago con la pietra più dura che esistesse.
Ma il serpente da un piccolo forellino creatosi attraverso i secoli, poi ingrandito, riuscì ugualmente a penetrare e a roderle il cervello.
Pertanto si narra che lo spirito della contessa Adelaide si aggiri per la chiesa e che in particolari circostanze, per esempio durante le notti di tempesta, si odano ancora le grida disperate.
Alcuni abitanti del luogo, specie anziani asseriscono di averle udite.
Di sicuro esiste il manufatto architettonico per come storicamente ci è stato tramandato, con tutte le varie circostanze.
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Alla ricerca del mondo dei minerali tra tradizioni, leggenda e proprietà riconosciuta dalla scienza
SCIENZA E MAGIA DEI MINERALI
di SALERNO MARIAROSARIA
La corniola per gli Egizi era simbolo della vita; l’ossidiana, nota per i poteri terapeutici, veniva utilizzata contro gli incubi, per predire il futuro, ma era molto pericolosa, infatti pare avesse la capacità di attirare i demoni e veniva utilizzata per riti particolarissimi.
La sfera di cristallo utilizzata dai maghi e dalle streghe per leggere il futuro. Il pianeta terra è composto da minerali, sostanze naturali, solidificatisi a seguito di processi in organici.
Dalla preistoria fino ai giorni nostri l’uomo ha sempre cercato di sfruttare le risorse minerarie utilizzandole per costruire materiali o suppellettili per realizzare oggetti preziosi, ma anche come materia prima per l’industria.
L’aspetto che forse viene ignorato riguarda le proprietà curative e magiche di questi preziosi elementi. Già nel paleolitico l’uomo aveva imparato a distinguere tra le diverse pietre quella più adatta ai vari usi; l’ossidiana, il diaspro, il quarzo, la selce e la nefrite per realizzare oggetti di uso quotidiano, mentre a scopo magico e propiziatoria usava metalli e gemme più preziose, quali l’oro, l’argento, l’ambra, il turchese.
Le prime pietre talismaniche, risalente al neolitico furono i betili, rinvenute presso un bosco o a una sorgente e nei quali si credeva abitasse la divinità. I betili furono molto usati anche nella cultura ebraica.
Nel vecchio testamento si legge che Giacobbe, dormendo su un cuscino di betilo, ebbe rilevato in sogno il destino che Dio avrebbe riservato alla sua discendenza.
Antichissimo l’uso del turchese i cui primi reperti risalenti a 8000 anni fa, furono scoperti in Egitto,
Dove la pietra scolpita e incisa utilizzata per manili, era considereta simbolo dell’infinito e dell’aldilà.
Gli Egiziani usano come ammuleti, lance, l’agata, la corniola, il lapislazzuli.
In Messico nel II Millennio a.C. venivano utilizzati a scopo magico, la giada e la corniola; anche presso i cinesi la giada possedeva proprietà divinatorie di immortalità, infatti veniva chiamata YU (cosa Sacra).
I Greci e in seguito i Romani preferivano il diamante per le sue proprietà di durezza e quindi di forza.
Per comprendere a pieno la millenaria storia bisognerebbe consultare i numerosi trattati sull’argomento, di cui il più antico del 300 a.C. circa. È attrituito a Teofrasto, discepolo di Aristotele.
Vi è poi la monumentale opera naturalistica di Plinio il Vecchio: “Naturalis Historia”, scritta nel I secolo a. C., alla quale si sono rifatti tutti i lapidani medioevali, che elencavano le virtù magichee medicamentose delle pietre.
Tra questi, interessanti il trattato di mineralogia del frate domenicano Alberto Magno del 1270; “l’Hortus Sanitatis”, lapidario, bestiario ed erbario, scritto da Giovanni da Cuba nel 1497; il “Liber lapidum sen de gemmis”, trattato in versi, realizzato da Marbodo, vescovo di Rennes, che riporta l’indicazione delle proprietà medico e magiche di 60 pietre; mentre Giorgio Agricola nel 1546 getò le basi della moderna mineralogia, con un trattato che classificava i minerali in base alle proprietà fisiche.
Utilizzate ampiamente dai popoli orientali e dagli Egizi che le attribbuivano non solo poteri magici, ma anche virtù curative, le gemme nell’Impero Romano del III° e IV secolo d.C., venivano prescritte daimedici a sottolineare, già a quel tempo il fondamento scientifico.
Il lapidario di Damigerion, del V e VI secolo d.C., contiene le descrizioni di elementi minerali che venivano macinati, lavati, filtrati e utilizzati per le varie patalogie.
Ad esempio l’agata macinata, bevuta con il vino guariva dalle ferite, mentre lo zaffiro diluito con il latte veniva utilizzato per calmare i moti dell’intestino.
Se da una parte le sostanze minerali sono indispensabili all’organismo, dall’altra un tale uso risultava superfluo e talvolta dannoso.
Nel Medioevo con gli studi approfonditi degli alchimisti e successivamente con l’avvento della chimica e si rese conto del modo in cui certe sostanze dovessero essere utilizzate per sortire l’effetto desiderato.
Ancora oggi vi è polemica tra medicina tradizionale e medicina alternativa.
Ad esempio un soggetto con carenza di ferro assume i normali farmaci prescritti dal medico curante, ma in presenza di effetti collaterali potrebbe utilizzare il ferro fitoterapico, sotto forma di succo ricavato da piante ricche di ferro, o assumere il ferro omeopatico, privo di effetti collaterali.
Ma provata a proporlo ad un medico tradizionale affermerà si tratti di palliativi, di sciocchezze prive di fondamento scientifico.
E se dalle proprietà mediche passiamo a quelle magiche c’è maggiore scetticismo.
L’aspetto magico, oggi, viene considerato superstizione, retaggio atavico superato dalla scienza; chi ci crede, additato come bigotto, viene preso in giro.
Ma se la magnetite riesce ad attirare il ferro ed esercita in modo forte e concretamente visibile la sua forza, cosa vieta ad altre gemme di guarire, proteggere, esercitare i loro poteri?
Non dimentichiamo che il rame è un ottimo conduttore di corrente e viene comunamente usato in elettricità.
Allora,proviamo a leggere con più fede gli antichi manuali, a ripercorrere alcuni eventi storici e a riscoprire le tradizione e le leggende popolari, a non avere preconcetti, ad aprirci a nuove dimensioni
Secondo la tradizione, l’agata protegge dai veleni e dalle avversità ed era utilizzata per propiziare gli incontri d’amore; l’ametista respinge l’ubriachezza ed i Greci la usavano come antidoto all’alcol; la in realtà era realizzata in quarzo, molto noto per le sue proprietà.
Il rubino ha il potere di calmare le passioni e far rimarginare le ferite; mentre il topazio, oltre a calmare le passioni, pare proteggesse dalla peste.
Lo smeraldo possiede poteri straordinari, è un potente talismano, in grado di ridare la vita e proteggere dal morso dei serpenti.
La tradizione ci tramanda che era la gemma, caduta dalla fronte di Lucifero, quando venne cacciato dai cieli e il Santo Graal dell’ultima cena era appunto una coppa di smeraldo.
Nel campo dei metalli l’oro e l’argento sono stati da sempre oggetto di studio e di uso.
L’oro per la sua lucentezza, ritenuto il metallo più prezioso, era utilizzato per monili e suppellettili, come pure l’argento, che ha la proprietà di proteggere dai batteri.
Gli alchimisti medioevali cercarono di trasformare il rame in argento, sfruttando una ricetta del III secolo d.C.,che utilizzava un’amalgama infornata di due dracme di stagno, quattro di mercurio e due di terra di Chio, ma il prodotto finale aveva solo la parvenza dell’argento.
Anche la tradizione astrologica associò le virtù terapeutiche dei minerali ai segni zodiacali e ai pianeti.
Gli assemblaggi definiti dall’ astrologo Agrippa di Nettesheim, vissuto tra il Quattrocento e il Cinquecento, sono i seguenti:
l’ariete, dominato dal pianeta marte, è protetto dallo smeraldo; il toro, con venere nel segno, preferisce la padparadscha, una pietra esotica; il granato è la pietra dei gemelli, dominati da mercurio; il dolce cancro con la luna nel segno, è beneficato dalla perla e dalla pietra di luna; il leone, dominato dal sole, preferisce il diamante; la vergine, il topazio e mercurio; l’estetica bilancia è protetta da venere e dall’ametista; lo scorpione con marte nel segno è positivizzato dal rubino; lo zaffiro giallo e il pianeta giove sono stati associati al sagittario; il capricorno con saturno nel segno è associato allo spinello azzurro; mentre l’acquario trarrà benifici dall’acquamarina; i pesci, dominati da giove, dovrebbero utilizzare zaffiro e lapislazzuli.
I MISTERI DELL’IMPERATORE
DAI VATICINI SULLA NASCITA ALLA MORTE
Di Salerno Mariarosaria
Della vita dell’imperatore Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI Hohenstaufen e di Costanza d’Altavilla si conosce quasi tutto: sono state pubblicate infinite biografie, alcune delle quali controcorrenti, altre che hanno evidenziato caratteristiche particolari o aspetti inediti della sua vita. Ciò che ha suscitato il mio interesse è stato sicuramente la sua caleidoscopica personalità: versatile, intelligente, aperta ai più ampi orizzonti della cultura, qualsiasi essa fosse.
Un uomo brillante, dal grande magnetismo. Ma anche la vita di un imperatore, così pubblica e al centro dell’attenzione, presenta dei misteri, fin dalle profezie riguardanti la sua nascita avvenuta a Jesi il 26 dicembre 1194.
Goffredo da Viterbo aveva anticipato al padre Enrico VI, i vaticini della sibilla Tiburtina, che indicava in quel bambino il futuro salvatore, il Cesare che sarebbe venuto a compiere tempi, “ lo scettro del mondo” che avrebbe riunito l’Oriente all’Occidente.
Il mago Merlino, dalla Bretagna, fece sapere che “Egli sarà un agnello da squartare, ma non da divorare, un leone furioso tra i suoi”.
Gioacchino da Fiore, dotato di spirito profetico, avrebbe comunicato ad Enrico VI, che la moglie Costanza era gravida, ma che essendo posseduta dal demonio avrebbe partorito un anticristo, per confondere l’umanità. Si tramanda inoltre che la stessa Costanza, disconoscendo di essere incinta, sognò di dover partorire un tizzone ardente, tizzone interpretato come una fiaccola, quindi una luce per l’Italia.
Di sicuro, Federico fu un uomo particolarissimo, soprattutto per l’epoca, non a caso definito “ Stupor mundi “.
Intraprendente, indomito, rivoluzionario, seppe farsi amare da papa Innocenzo III, suo tutore, divenendo poi ostile alla Santa Sede nel rifiuto delle crociate, che accettò in seguito solo per opportunità politica, riuscendo diplomaticamente ad istaurare accordi con gli Arabi, da cui assorbì le invenzioni scientifiche e tecnologiche, ma anche la filosofia esoterica.
La cultura araba lo influenzò molto, si abbeverò talmente alle fonti dell’esoterismo da essere considerato un “iniziato”. Questo aspetto è trattato ben poco dalle fonti letterarie, ma è facilmente rintracciabile nelle sue progettazioni architettoniche.
I castelli federiciani sono stati realizzati con riferimenti esoterici molto evidenti.
Il maniero di Castel del Monte, così famoso da essere presente sul retro della moneta da un centesimo, presenta otto lati, otto torri a pianta ottagonale, una corte interna ad ottagono; tali scelte architettoniche non possono ritenersi di natura puramente stilistica o funzionale.
Il numero otto per gli Arabi aveva un significato particolarissimo, che affonda le radici sia nell’esoterismo,che in astrologia: la forma ottagonale infatti trae origine dalla sovrapposizione ruotata di due quadrati (e quattro sono i punti cardinali) e dall’ottava casa astrologica, settore della morte, ma anche della rinascita, perché alla morte materiale corrisponde una vita spirituale.
Il dualismo del numero otto e dell’ottava casa astrologica è ricco di significati.
Il numero otto inoltre esprime un significato più ampio, basti ricordare che se da verticale diviene orizzontale si ha il simbolo dell’infinito, utilizzato in matematica, pertanto è espressione di una realtà virtuale, fatta di nature parallele, dove vi è doppiezza,inversione, rovescio, sia materiale che spirituale.
E l’astrologia con i suoi misteriosi significati è stata largamente impiegata nelle decorazioni del maniero di Castel del Monte, sede privilegiata di Federico in Puglia, una sede ricca di fascino e di mistero, per gli studi e gli esperimenti che pare fossero condotti, che non può essere considerato baluardo difensivo, né residenza di caccia, bensì laboratorio scientifico, luogo di cultura e di ricerca.
D’altronde la magia e l’esoterismo sono riscontrabili anche nelle “Costituzioni di Melfi”, voluta dall’Imperatore con l’intentato di instaurare un ordinato vivere civile.
Il libro III, ai titoli LXIX - LXX tratta “droga, veleni e filtri d’amore”.
Riferimenti evidenti si riscontrano anche nelle “Leggi Ecologiche”, libro III, titolo XLVIII.
La vita di Federico è stata tutta permeata dallo studio e dall’approfondimento delle conoscenze esoteriche, che riguardavano “La Kabbala” la Scala Philosophorum, l’astrologia, la geomanzia e la numerologia.
Il numero otto, con il suo significato esoterico ed astrologico, ha influenzato anche la misteriosa morte di Federico, profetizzata dalla Sibilla Eritrea: “Egli chiuderà gli occhi in una morte segreta, ma continuerà a vivere. Tra i popoli scoppierà il tuono.
Egli vive e non vive, perché uno tra i giovani e tra i giovani dei giovani gli sopravviverà “.
Se in questa prima versione si può riscontrare un riferimento alla sua discendenza,in una versione successiva è detto: “ La sua morte verrà tenuta nascosta. E tra il popolo si udrà dire: egli vive e non vive “.
Una leggenda che lo voleva morto solo in apparenza e di cui anche Papa Innocenzo IV pare dubitasse.
Di sicuro la sibillina profezia del “vivit et non vivit “ sarà sempre tra i misteri dell’imperatore.
Email:. salernomariarosaria@yahoo.it
LE PATOLOGIE DELL’ ARTE
di Mariarosaria Salerno
Le patologie artistiche sono molteplici e riguardano soprattutto il degrado dei manufatti architettonici o le problematiche connesse ai malesseri delle opere artistiche; in parallelo vi sono altri tipi di disturbi, che interessano, invece chi fruisce delle opere d’arte, tra i quali la più vistosa e conosciuta è la sindrome di Stendhal, che colpì lo scrittore nel 1917 durante un soggiorno romano e al quale si deve il nome.
Si tratta di una patologia di natura psicologica,che si manifesta attraverso una sensazione di malessere diffuso, avvertito da chi si trova al cospetto di un’opera d’arte, una specie di ebbrezza estetica, difficilmente contenibile.
Ne sono affetti soprattutto i turisti in visita nelle grandi città d’arte.
Il viaggi,o e le sensazioni di stress ad esso connesso, possono accentuare il disturbo per l’analogia associativa con il viaggio nell’arte, che spesso da soggetti particolarmente sensibili è considerato viaggio dell’anima, ma può colpire anche chi, nella propria città, si trovi di fronte ad un’opera che fa affiorare ricordi e sensazioni.
La casistica parla di soggetti quasi sempre soli, l’87%,che si trovano in luoghi particolarmente carichi di arte, tipo i musei, con alle spalle storie tendenti a rievocare crisi di identità, come vicende emozionanti, con la conseguente difficoltà nel contenimento delle stesse.
L’incontro ravvicinato con le opere d’arte non fa altro che risvegliare i contenuti più profondi dell’inconscio, affiorare la sofferenza mentale, che si manifesta come estasi della bellezza.
Ne conseguono crisi d’identità, accentuabili da tre elementi: personalità del soggetto, viaggio, e contesto culturale artistico, in cui l’opera d’arte drammatica o il nudo enfatizza il manifestarsi della patologia.
I sintomi vengono classificati attraverso le tipologie del disturbo.
Come espressione di disturbo emozionale, si possono avere crisi di panico, ansia somatizzata, palpitazioni, difficoltà respiratorie, malessere al torace, svenimento.
I disturbi di affettività si manifestano con stati di depressione, crisi di pianto, senso di colpa e di angoscia, oppure con stati di sovraeccitazione, euforia, esaltazione, assenza di autoetica.
Come disturbi di pensiero vi è una alterata percezione di suoni e colori o un senso di persecuzione.
Il thriller di Dario Argento, Sindrome di Stendhal, del 1996 con Asia Argento e Thomas Kretschmann, propose in forma esemplare, anche se romanzata, il “gorgo della psiche”, che si innesca da alcuni soggetti al cospetto dell’opera d’arte, assoluta, pura, incontaminata.
IL PRIMORDIALE NELL’ARTE DI SALVATORE PEPE
di Mariarosaria Salerno
Nell’ osservare le opere di Salvatore Pepe ho rievocato inconsciamente tutti gli sforzi che le cosiddette Avanguardie Artistiche del primo Novecento hanno effettuato nell’attuare nuove forme e linguaggi artistici.
Una ricerca durata anni di duro, intenso, sentito e profondo lavoro di ricerca e di sperimentazione.
Ed è quello che si nota nella produzione artistica di Pepe: un lavoro di ricerca formale e tecnica, che si manifesta con un linguaggio puro ed essenziale, solo all’apparenza minimalista; una sperimentazione continua di linguaggi e materiali che portano alle origini e all’essenza della realtà e della vita.
Le molte opere senza titolo fanno ben comprendere che non si è rappresentata volutamente, semplicemente ed accademicamente la realtà circostante, ma che si è andato ben oltre, alla ricerca di un infinito da rappresentare, di un invisibile da rendere visibile, di un primitivo ed ancestrale da condividere, con un percorso tecnico e dialettico, che vuole applicare nuove regole, innovativi canoni e nuovi contenuti.
Si rivela inoltre un assemblaggio tecnico di notevole interesse artistico: la ricerca artistica, di chi come Pepe ha frequentato una ottima Accademia di Belle Arti, associata alla passione per il design puro, tipico dei grandi architetti del Novecento: da Le Courbusier a Gropius, da Mies Van der Rohe a Brill.
Nelle varie opere creative intitolate “Istallazioni”, Salvatore assembla con maestria forme pure e materiali costruttivi diversi (ferro, plastica, rete metallica, tavole in legno, carte, tele, ecc.) creando sequenze operative di straordinario effetto scenico, che sicuramente rievocano materiali e realtà infantili, emerse psicologicamente nella sua continua ricerca materica in un intento di sublimazione delle realtà fruite.
Anche i colori solari, tipici del Mediterraneo, rievocano un’infanzia fatta di riflessione e di meditazione, di assimilazioni e di una realtà positiva; i gialli ocra intensi e tutte le altre graduazione del giallo, così ricorrenti e le sfumature degli azzurri, rievocano cieli infiniti e mari limpidissimi, nella cui realtà Pepe cerca di mettere ordine e simmetria.
Molto utilizzati i colori della natura allo stato puro, dai colori delle “terre”, tipici dei graffiti preistorici, ai verde smeraldo dei fondali marini, alle distese dei prati calabresi.
Tutto ci riporta alle origini, all’arcano, al primordiale, con una costruzione scenica e prospettica completamente nuova, quasi impalpabile, a voler annientare il rapporto spazio-tempo.
Una ricerca che rievoca le applicazioni cubiste ed astrattiste con soluzioni completamente innovative, e rinvia inevitabilmente all’arte di Alberto Burri, per rimanere in Italia, o alle opere esposte presso il Museum of Contemporary Art di Los Angeles di Mark Rothko, e ancora alle esperienze di Pollok.
Minimalista!
Forse, ma solo ad un approccio superficiale, perché l’essenzialità delle forme rinvia ad un intento ben più profondo, che scava nel primordiale, a quel brodo che fermentato, assemblato, compenetrato ha dato origine al mondo, per i pagani; al caos iniziale, che ha ispirato Dio a creare l’Universo, per i credenti.
Tutto acquista ritmo, simmetria, ordine, in una espressione estetica rinnovata.
Questa è l’arte di Salvatore Pepe.
Creature fantastiche e misteriose: una disciplina certo molto interessante, ma poco conosciuta
Il fascino della criptozoologia
Di Mariarosaria Salerno
Animali misteriosi, mostri marini, incisioni rupestri di esseri viventi dalle strane forme, leggende e miti che raccontano storie frequentate da donne-uccello, da uomini-cavalli, da donne-pesci: questi gli ambiti di studio della criptozoologia, una branchia della zoologia che si interessa dei misteri del mondo zoologico.
Quali i dubbi sfatati da questa emozionante scienza?
Quali gli ultimi avvistamenti di esseri strani o finora sconosciuti?
Dalle incisioni preistoriche e via, via fino ai giorni nostri, l’arte ha rappresentato la realtà vissuta dagli uomini, il mondo reale che li circondava.
Anche se in molte epoche si sono avute rappresentazioni simboliche, deformate, di dimensioni spesso gigantesche, cioè era dovuto alla funzione propiziatoria, gerarchizzata, magica, oppure allo stile utilizzato.
Di sicuro, in qualsiasi contesto storico l’uomo si trovasse rappresentava ciò che vedeva, fatta eccezione per alcuni stili che esprimevano il mondo onirico o realtà orfiche.
Partendo da questo presupposto, dovremmo affermare che i graffiti delle grotte preistoriche, le rappresentazioni iconografiche antiche e medioevali riproducevano animali realmente esistiti.
Superando i reperti preistorici, alcuni dei quali, per la loro stilizzazione, potevano essere oggetto di interpretazioni contingenti, l’arte antica offre concreti ed efficaci spunti di analisi.
Nell’antico Egitto la Sfinge, una creatura formata da testa umana e corpo di leone, è un valido esempio di animale fantastico, misterioso.
Sarà veramente esistito o era frutto della fantasia di artisti che volevano elevarlo al simbolo della forza sovrana?
Sempre in Egitto troviamo altri animali dal volto umano o uomini dal volto di animali: si tratta del dio Horus, uomo dalla testa di falco, e del dio Thot, con la testa di ibis.
Secondo gli archeologi, queste associazioni erano dovute alle difficoltà degli uomini dell’epoca a dare un volto alle divinità e questi accostamenti uomo-animale venivano operate con l’intenzione di attribuire un significato superumano.
Anche nella produzione artistica dei popoli dell’antica Mesopotamia vi è la presenza di animali misteriosi.
Tori alati col volto di uomini, provenienti dal portale di accesso al palazzo di Chorsabad, sono esposti al Louvre di Parigi e al British Museum di Londra.
Al Pergamon Museum di Berlino si può ammirare uno dei draghi con la testa di serpente proveniente dal portale di Ishtar.
L’arte Egea e Greca, più concretamente legata alla realtà, offre notevoli spunti di riflessione.
Le pitture vascolari con rappresentazioni di polipi giganti e di serpenti marini; la celebre oinochoè esposta al museo del Louvre, con un grifone ed una sfinge; anfore e crateri riccamente decorati a figure zoomorfiche, speso irreali, ne sono un valido esempio.
Nelle metope del Partenone di Atene vi sono le scene della Centauromachia, o battaglia dei Centauri, mostri metà cavallo e metà uomo.
Nella produzione artistica greca spesso ricorrono immagini di sirene, cantate anche nei poemi omerici e riprese nelle decorazioni medioevali, affiancate ad altre figure mostruose.
Tutti questi esseri misteriosi, apparsi nell’arte antica, sono stati studiati dalla criptozoologia, in particolare quelli degli abissi marini.
Ma questa disciplina quali dubbi ha sfatato?
Ha fornito risposte concrete?
Di sicuro le sirene, questi animali fantastici, rappresentati come donne-uccello, o donne-pesci, il cui canto faceva impazzire i marinai, sono esseri realmente esistiti e forse esistono ancora.
Un esemplare di sirenottero imbalsamato, che si era impigliato nelle reti dei pescatori inglesi, è esposto al museo archeologico della marina militare britannica.
Alcune splendide sirene sono state fotografate, negli anni Sessanta, su uno scoglio prospiciente un’isola dell’arcipelago filippino, dove anche ultimamente ci sarebbero stati avvistamenti.
I criptozoologi hanno anche ufficializzato l’esistenza di calamari giganti, di grandi piovre, di serpenti marini e mega meduse.
Le cronache giornalistiche più recenti, e quindi più facilmente documentabili, ci informano di straordinari episodi.
Nel 1973, in Australia, vicino Sidney, durante una burrasca, le onde del mare riversarono sul ponte della nave Cargo Kuranda una gigantesca medusa.
I grandiosi tentacoli lunghi circa sessanta metri, investirono un marinaio, che morì intossicato dal veleno.
Il racconto sembrò inverosimile, ma nelle Bermuda esistono le meduse della specie Cyanea con un ombrello del diametro di tre metri e tentacoli lunghi trenta metri.
Credibili risultarono anche i racconti dei marinai del sommergibile tedesco U-28, che nel 1915, dopo aver silurato il Cargo inglese Iberian, nell’esplosione videro saltare in aria un mostruoso coccodrillo di 20 metri.
La sua descrizione aiutò gli scienziati nell’identificarlo con il monosauro, che può raggiungere i quindici metri, oppure con un regalecus glesne, di cui ne sono stati trovati esemplari di circa dodici metri, come quello pescato pochi anni fa in California.
Le reti dei pescatori hanno aiutato spesso gli studiosi nelle loro ricerche: negli anni ’40 è stata pescata una manta gigante, per tirare la quale è stata utilizzata la gru del porto e della quale esiste documentazione fotografica; come per il calamaro gigante, pescato pochi anni fa in Nuova Zelanda dove è stata organizzata una spedizione dello Smithsonian Istitution di Washington per l’avvistamento di altri esemplari.
Ricerche in atto vi sono anche per l’octopus giganteus, una specie di piovra i cui tentacoli possono raggiungere i 30 metri.
Un mistero ancora irrisolto riguarda i globster, mostri globulari il cui primo ritrovamento accertabile risale al 1896, sulle spiaggia della Florida.
Il globster era lungo 30 metri, largo 6 e pesava 5 tonnellate circa.
Lo zoologo A. Verril, dell’Università di Yale, parlò di un’ enorme piovra, oppure del tessuto di un grosso cetaceo.
Negli anni ’70 i criptozoologi J. Gennaro e R. Mackae, che resiaminarono i reperti, sostennero che si trattava di un cefalopode.
Nel ’62 in Tasmania fu ritrovato un altro grande blocco e successivamente altri nelle isole Bermuda, e di recente in Scozia.
Aspettiamo quindi con curiosità le future scoperte di questa misteriosa ed affascinante scienza.
Sempre più spesso si notano copertine e decorazioni di un’arte il cui nome deriva dal colore rosso (minimum)
La miniatura: l’antico ritrovato
Di Mariarosaria Salerno
La storia della miniatura è antichissima, i primi esempi risalgono agli Egizi, che la realizzavano su foglio di papiro utilizzando colori ad acqua, molto ecologici.
Furono però i Greci ad applicarla come decorazione e illustrazione del testo, introducendola in Occidente.
I testi miniati greco-romani più antichi, pervenuti fino a noi, sono opere di letteratura e trattati scientifici risalenti al II secolo a. C.
Dalla fine del IV secolo d.C. cominciarono le decorazioni sui testi sacri.
A seconda del contesto geografico, la miniatura evidenziò caratteristiche particolari, infatti gia nel V-VI secolo d.C., di parla di influssi orientali, bizantini, islamici, indiani, occidentali.
Interessanti i più antichi esemplari dell’Islam: si tratta di copie del Corano realizzati a carattere cufici, e decorati in oro.
In India inoltre si specializzò e diffuse la cosiddetta scuola ebraica, che realizzava miniature particolarmente pregevoli, decorate con simboli sacri, arabeschi, motivi floreali e zoomorfici.
In questo periodo vi è ancora una forte influenza alessandrina, riscontrabile nel Codex miniato di Rossano, conosciuto col nome di Codex Purpureus.
In Europa, fra il VI e VIII secolo, si crearono numerose scuole di miniature, tra cui le principali furono la lombarda, la meravingica, la visigota.
La miniatura europea di questo periodo era molto semplice, le decorazioni si limitavano alla lettera inziale delle pagine ornate con motivi zoomorfici e fitomorfici.
Successivamente, in Irlanda e in Inghilterra si sviluppava la miniatura iberno-sassone, che oltre a decorare le iniziali, ornava bordi e intere pagine con motivi geometrici, intervallati da rappresentazioni antropomorfiche e zoomorfiche.
Pregevoli esempi di questa scuola sono l’Evangelario di Kelles e il libro di Durrow, conservati a Dublino presso il Trinità Collage Library, oppure l’Evangelario di Lindisfarne del British Museum di Londra.
Intorno al Medioevo si ebbe la massima fioritura della miniatura, realizzta dai monaci amanuensi e destinata ai riti sacri del convento o a qualche prelato, che considerava testi sacri quali Evangelari, Bibbia, Salteri illustrati con episodi del nuovo e del vecchio Testamento, utilizzando colori sempre nuovi e più brillanti.
In Oriente, dopo la stasi produttiva generata dall’iconoclastia, gli scriptoria di Bisanzio realizzarono esemplari di codici miniati di grande pregio artistico, tra cui le Omelie di San Gregorio, conservate presso Parigi, alla “Bibliotheque Nazionale”, e il Menologio di Basilio II, della “Biblioteca vaticana” di Roma.
Nel periodo romanico inoltre, si ebbe l’assemblaggio della figurazione bizantina ad un revival di classicismo, sintesi che sfociò in rappresentazioni in grandiosa monumentalità, molto usate nelle miniature tedesche del periodo ottonanio, X-XI secolo, e che ebbe centri privilegiati in Acquisgrana, Treviri, Reims, Colonia, Reichean.
In Italia, intorno al Mille, grande importanza rivestirono gli scriptoria dell’area lombarda, influenzati dall’arte classica romana.
Tutti, comunque, assolvevano ad una precisa funzione didascalica, voluta dalla Chiesa, che preferiva alle decorazioni geometriche o ornamentali, l’illustrazione degli episodi narrati dal testo.
Risalgono a questo periodo le bellissime miniature dei monasteri del Monte Athos, la cui produzione è ritenuta molto elevata tecnicamente e di cui si conserva il Tetravangelo (X secolo).
In Italia, dal XII secolo, vi furono anche i Comuni a dare grande impulso alla miniatura con le realizzazioni di registri pubblici e di raccolte giuridiche.
Tale produzione subiva l’influenza della decorazione tipica di Bisanzio e dell’evoluzione della pittura.
Durante il Medioevo la produzione di testi miniati ebbe una grossa fioritura, raggiungendo l’Apice nel periodo gotico: i Messali, i testi biblici, le vite dei santi venivano realizzati di enormi dimensioni; apparvero i primi libri privati, sia di tipo sacro (devozionali), che profano (trattati, testi classici ecc..), favorendo la costituzione di botteghe laiche.
Le decorazioni divennero sempre più ricche e splendide, con raffinati intrecci floreali che incorniciavano l’intera pagina, in cui ampio spazio aveva l’iniziale istoriata inserita in scene impreziosite dai colori brillanti e dall’uso raffinato dell’oro.
Sorsero vari tipi di scuole, contraddistinte da stili diversi, tra le più importanti quella di Parigi e quella fiamminga, che alla fine del XV secolo rappresentarono l’overture alla grande pittura Rinascimentale da cavalletto, con le ricerche naturalistiche e prospettiche, che si espressero in rappresentazioni paesaggistiche, culminate nel Rinascimento sotto l’impulso dei Mecenati e di grandi artisti, come Beato Angelico e Lorenzo Monaco.
Dal XVI secolo, con l’avvento della stampa e in particolare in Germania con l’incisione, l’arte della miniatura decadde se non per la realizzazione di libri di particolare pregio, mentre si andò sviluppando la cosiddetta miniatura-ritratto, eseguita ad olio su lastre di metallo, che dalla Francia, ad opera di Jean Clonet, si diffuse in tutta Europa raggiungendo nel Settecento il massimo splendore, venendo realizzata anche su oggettini di porcellana, con la tecnica dell’acquarello su olio prediligendo il motivo del paesaggio.
Diffusissime in tutta Europa, scomparvero alla fine dell’ Ottocento con l’avvento della fotografia.
Ultimamente però queste particolari forme artistiche rivivono il loro Revival sia per decorare testi, che per locandine pubblicitarie, anche le tipiche miniature di porcellana, tipiche del Settecento e dell’ Ottocento, stilisticamente interpretate, rivivono in ciondoli e pendagli di vetro, porcellana e pietra dura.
Entusiasmanti le ultime collezioni pittoriche dell’architetto Giovanni Truncellito, artista versatile e pluripremiato
IL TRIONFO DELLA LUCE E DEL COLORE
Di Salerno Mariarosaria
“ Il Mito e il Belcanto” e “Teorema dell’Incanto” sono le ultime collezioni pittoriche del noto professionista e artista Giovanni Truncellito esposte a Roma, Treviso, Frascati, Lisbona, attualmente a Grenoble presso la Galleria Appia e che hanno conseguiti prestigiosi riconoscimenti,tra cui la targa d’argento del Presidente della Repubblica italiana,il Premio della Presidenza italiana per la Cultura,la Medaille de Vermeil de la ville de Paris,la Palmes Accademiques della Repubblica francese,Arts e Lettres della Repubblica francese.
La produzione dell’artista rivela tutta la voglia di creare,di portare fuori dal colore e dalla luce le immagini,di fare affiorare,senza incertezze nel modo più vivo e reale,iconografie di mondi passati,di leggende,di miti,che rivivono sulla tela come su di un palcoscenico con intensità e poesia.
Ed è una creazione profonda ed emotiva,desiderata con passione,dove l’esplosione del colore e della luce plasticamente prendono forma in immagini di irreale bellezza.
I corpi, “scolpiti dal pennello”,descrivono forme sinuose ed eleganti,che,nei loro movimenti,esprimono la poetica dell’estetica e dell’armonia.
I personaggi escono dall’Universo caleidoscopico,dove la purezza della luce abbraccia l’essenza cromatica in un connubio fantastico,ma non irreale,anzi di sfolgorante bellezza.
La creazione dell’Universo pittorico di Giovanni Truncellito esplode in tutta la sua forza ed intensità:quelle immagini prendono forma sulla tela come la vita generata dal brodo primordiale,come la creazione del Mondo e di Adamo ed Eva,come l’eruzione di un vulcano,con i colori intensi del fuoco o languidi dell’acqua,dove l’infinito del cielo si perde nel fluire del pennello e riappare in intense sfumature di albe e di tramonti.
C’è qualcosa di ancestrale,dal fascino primitivo e selvaggio,ma anche di dolcezza innata,che avvolge e rapisce l’osservatore,il quale non trova certo difficoltà ad immergersi in questo mondo che sembra abbracciarlo e nel quale il mito si concretizza in rappresentazioni quasi viventi per intensità emotiva e per coinvolgimento visivo.
La cultura classica con i suoi miti e le sue leggende dalle radici profonde e misteriose,viene espressa con appassionata partecipazione emotiva ,in cui sicuramente ethos e pathos sono stati il primordiale imput ad una ispirazione forte e dinamica,intimistica e raffinata,che esprime una ricerca tendente alla completezza nella sua forma più alta e sublime.
Nulla è lasciato nell’incertezza,nel non realizzato o nel non finito;tutto prende forma e colore;e non c’è spazio per le brutture del mondo,per lo squallore,la meschinità,che vengono annientati dalle abbaglianti e sfolgoranti sublimazioni del messaggio iconografico.
La componente sensibile dell’artista affiora con schiettezza e naturalezza , assemblando ai miti di ieri,paesaggi di oggi,con un rapporto spazio-tempo fluido,ma immutato.
La scelta dei colori è strettamente legata agli stati d’animo: dolci,ma forti,di accettazione delle leggi dell’Universo,ma anche dinamiche e propositive;come le linee che appaiono morbide e fluide,ma definite con incisività.
Anche i personaggi risentono di questa complessità e ricchezza interiore ,che riesce ad armonizzare note contrastanti:i rilassanti verdi fanno da cornice a splendide figure femminili,che sembrano prender forma dalle viscere della terra,oppure abbaglianti essere umani si stagliano su lingue di fuoco.
Complessa,intensa,ricca di amore per la vita questa mostra di Giovanni Truncellito, del quale conoscevo già tante altre opere,la sua grande versatilità e bravura nell’usare tecniche e stili differenti,la sua sensibilità e creatività di architetto,ma mai come ora.
Guardando queste opere sono stata rapita dalla grandezza e dalla forza della natura.
E’ stato come assistere da vicino all’eruzione di un vulcano con tutta la sua intensità e grandiosità,oppure guardare dall’alto di un aereo un uragano sprigionare la sua terribile forza ed accorgersi che oltre al pathos,alla forza della passione,vi è l’ethos,la forza del sentimento,ricco di sensazioni pure ed intimistiche,quelle forse più vere,perché più nostre,quelle che teniamo più nascoste,ma che si palesano nei momenti più importanti della nostra vita.
Nelle opere di Giovanni Truncellito affiorano con dolcezza e passione il mondo interiore, il retaggio culturale ed umano, i desideri, cromosomi della creazione artistica.
La Magna Grecia ha senz’altro esercitato una influenza forte con il suo fascino mitologico;la cultura classica è stata la Musa ispiratrice per le forme plastiche e i linguaggi formali,ma è la natura con la sua forza che vive e che parla,che invia il suo messaggio;una natura che come il Mar Jonio ti abbraccia con le sue onde protettive per coprirti e ripararti dalle brutture del mondo ed avvolgerti in quello splendido,rilassante,tenue dolcissimo colore celeste.
Spero presto che l’artista ,che peraltro ha già omaggiato la Calabria, esponendo nel 2002 le sue bellissime opere a Crotone,presso il Museo d’arte contemporanea,voglia regalarci ancora intense e profonde emozioni ritornando ad esporre nella nostra regione.
Salerno Mariarosaria
L ‘ ARTE … DI SOGNARE
Di Mariarosaria Salerno
L’arte per la sua componente sensibile, ricca di sensazioni e carica di emozioni, è in simbiosi sinergica con la sfera onirica.
L’artista, in quanto tale, trae spunto da qualsiasi sensazione, anche la più sottile, per poter essere ispirato: in questa fase possiede una ricettività, che abbandona la sfera materiale per aprire i canali ad una dimensione fatta esclusivamente di sensazioni, quelle che poi riuscirà a trasmettere con la sua creazione, e quelle che anche i fruitori dell’arte percepiranno a livello emozionale.
Le sensazioni sono sempre contingenti ed estemporanee e variano da soggetto a soggetto, da attimo ad attimo, ma aiutano a far affiorare, spesso senza averne consapevolezza, la dimensione più intimistica dell’uomo, quella dimensione onirica, usata come strumento terapeutico dalla psicanalisi freudiana, che ha influenzato in modo visibile e concreto gli stili artistici dell’Ottocento e a ancor più quelli del Novecento, primo fra tutti il Surrealismo, ma anche il Cubismo, l’Astrattismo, il Futurismo.
Il sogno surrealista non è certo paragonabile ai sogni biblici,quali messaggi di Dio, né ha la valenza simbolica attribuita da Apollonio Rodio o quella profetica di Callimaco; non può nemmeno considerarsi come “sonnium “,”oraculum” o “visio” secondo le interpretazioni di Cicerone, anche se forse per alcune sfumature potrebbero esserci punti di convergenza; né riduttivamente il sogno può essere considerato quale riproduzione di sensazioni come voleva Lucrezio.
Il sogno dell’artista surrealista non è presagio di sofferenza come in Pascoli, nemmeno quando è sofferto, struggente o drammatico, perché abbraccia dimensioni più ampie.
Nelle opere d’arte delle avanguardie artistiche c’è l’intero Universo, con forme reali ed al tempo stesso trascendentali,tangibili ed orfiche, materiche e metafisiche.
L’artista si esprime con tutto il suo essere, proietta all’esterno un mondo che non è solo quello materiale, rivela in sinergia armonica tutto il pathos, l’eros e l’ethos manifestati nell’Universo, sviscerabili o plasmabili materialmente, ma proiettanti realtà parallele immateriali, che sono visibili e fruibili solo da chi intercetta le stesse lunghezze d’onda.
Per questo, in particolare durante mostre di arte contemporanea , spesso si sentono dichiarazioni del tipo:<<Cosa vogliono esprimere queste strisce di colore chiamate “Stati d’animo”?>> ,<< Non si capisce niente!>>, oppure: << Come fanno i cubisti a dipingere le figure così deformate, strabiche ……. Che mente devono avere ? Devono essere pazzi!>>.
In fondo tutti i geni sono pazzi, ma non tutti i pazzi sono geni.
Bisogna avere la capacità di riconoscerli e di distinguerli.
Quando guardate opere d’arte, provate….. a chiudere gli occhi e …. a sognare.
Estratto da una lezione sul “ sogno” e sui vari possibili agganci interdisciplinari
L’OTTAGONO ED I SUOI VARI SIGNIFICATI
…….Nelle progettazioni architettoniche la forma ad ottagono non sempre è stata una scelta puramente stilistica o funzionale, spesso ha rivestito un significato esoterico, come nella progettazione di Castel del Monte ad Andria (Bari), voluta da Federico II di Svevia, molto probabilmente non come maniero o baluardo di difesa, bensì come laboratorio scientifico, centro di studio e di ricerca.
Federico II, pur essendo vissuto nel Medioevo, era molto aperto alla cultura, soprattutto quella scientifica, matematica, ed esoterica di tipo islamico.
La forma ad ottagono del castello ,che si sviluppa su una corte anch’essa ottagonale e che presenta otto torri angolari, a loro volta a pianta ottagonale, trae origine dal numero otto, il cui significato esoterico è duplice ed affonda le radici sia nell’esoterismo ,che nell’astrologia: la forma ottogonale infatti trae origine dalla sovrapposizione ruotata di due quadrati ( e quattro sono i punti cardinali) e dall’ottava casa astrologica, settore della morte, ma anche della rinascita, della fine di qualcosa di materiale, ma nel contempo dell’inizio di una vita spirituale.
Il dualismo del numero otto e dell’ottava casa astrologica è ricco di significati.
Il numero otto comunque esprime sempre un significato più ampio, basti ricordare che se da verticale diviene orizzontale si ha il simbolo dell’infinito, utilizzato in matematica,pertanto è espressione di una realtà virtuale, fatta di nature parallele, dove vi è doppiezza, inversione, rovescio,sia materiale che spirituale…..sono facce di una stessa medaglia.
Quindi si può pensare che Castel del Monte non fosse stato realizzato a scopo difensivo, quale maniero, né come residenza di caccia, bensì come laboratorio scientifico, luogo di cultura e di ricerca.
IL SIGNIFICATO DELLA BELLEZZA
Talvolta si fa coincidere la bellezza con l’estetica e l’estetica con le varie valenze della bellezza.
Tale paragone appare troppo semplicistico per dare una definizione al concetto che si vuole esprimere e alla sue molteplici implicazioni.
L’estetica infatti non è armonia di forme e di proporzioni, ma la ricchezza mentale, la capacità di esprimerle, la versatilità di penetrare i misteri dell’universo, appropriandosi delle leggi fisiche.
LEGGI TUTELA BENI CULTURALI
L 2359/1865 (protezione patrimonio storico artistico, in merito all’esproprio)
RD 603/1870 (rimette in funzione in via temporanea i federcommessi vincolo nelle proprietà private dello Stato Pontificio)
RD 3859/1886
L 185/1902 (tutela storico-artistico. Legge di difficile applicazione per cui si rifà alla L.364/1909)
L 386/1907 (norme sugli uffici e il personale delle antichità e belle arti)
L 364/1909 (controllo edilizio; afferma l’interesse pubblico sul privato)
RD 363/1913
L778/1922 (bellezze naturali, paesistiche e panoramiche)
RD 1889/123 (compilazione catalogo monumenti storico-archeologici-artistici)
RD 1917/127 (custodia, conservazione, contabilità materiale storico statale)
RDL 623/137 (tassa sull’esportazione delle cose d’arte)
Riforma Bottai sostituisce la legge del 1909 con
L 1089/1939 (tutela storico-artistico e sulle architetture minori)
L 1497/ 1939 (protezione bellezze naturali (regolamento di esecuzione RD1357/1940) ville, giardini, parchi, bellezze panoramiche, complessi di cose immobili, singolarità geologiche. L’art. 10 introduce l’etimologia di bellezze individue e bellezze d’insieme)
L 1150/1942 (l’urbanistica, controllo dallo sviluppo della città PRG-PTC-PPA)
Art. 9 della Costituzione (“…tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione”)
L 310/1964 (istitutiva della Commissione Franceschini, che si espresse sul concetto di Beni Culturali “che costituisca testimonianze avente valore di civiltà”; ampliato dal DL 657/1974, convertito nelle L 5/1975)
DPR 1409/1963 (attribuzione competenze al M.B.C. e A in materia di archivi)
DPR 171/1073
DPR 791/1973
DL 657/1974 (istitutiva del Ministero per i B.C. e A convertito con la L 5/1975)
L 5/1975 (attribuiva al Ministero dei B.C. e A. competenze spettanti prima al Ministero della Pubbl. Istruzione o alla Presidenze del Consiglio dei Ministri)
DPR 805/1975 (Organizzazione del Ministero per i B.C. e A. che si orticola in :
ORGANI CENTRALI
°Uff. centrali per i B.A.A.A.AS.
°Uff. centrali per i B.archivistici
°Uff. centrali per i B.librari e istituti culturali
°Direzione generale per gli affari generali amministrativi e del personale
ISTITUTI CENTRALI
°Istituto centrale per il catalogo e la documentazione
°Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e informazioni
°Istituto centrale per la patologia del libbro
°Istituto centrale per il restauro
ORGANI PERIFERICI
°Soprintendenze archeologiche
°Soprintendenze per i beni artistici e storici
°Soprintendenze per i beni ambientali e architettonici
°Soprintendenze archivistiche
°Archivi di Stato
ORGANI CONSULTIVI
°Consiglio Nazionale per i B.C.A. che si pronuncia sulla programmazione dello Stato per i B.C., esprime pareri sui programmi nazionali, verifica le attività
L.382/1975 (controllo centrale dello Stato sulle funzioni delle Regioni in caso di non adempimento)
DPR 616/1975 (delega alle regioni delle funzioni previste dalle L.1497/1939 inoltre funzioni amministrative, riserve, parchi naturali, aree archeologiche)
L431/1985 (poteri di intervento e controllo sulle Regioni)
“Legge Galasso”
L765/1967 integra la L.1150/42
L865/1971
L457/1978
Direttiva CEE 337/1985 (obbligatorietà procedura Via, confermata art.6L349/1986)
VIA=valutazione impatto ambientale
Email:. salernomariarosaria@yahoo.it